gio
25
giu
2009
Aprire gli occhi
Questa umanità non ha un futuro se non sviluppa la propria consapevolezza. Ma che cos’è la consapevolezza? Non è soltanto la normale coscienza; anche gli animali e perfino le piante lo sono in una certa misura. La consapevolezza di cui parliamo è essere presenti, è essere vigili e lucidi, è rendersi conto di chi siamo e di che cosa passa dentro di noi.
Una prima forma di consapevolezza è l’essere consapevoli dei propri stati d’animo, soprattutto di quelli negativi: l’ira, l’odio, l’avidità, il desiderio di primeggiare, la superbia, il ritenersi superiori o inferiori agli altri, la paura, la gelosia, l’invidia, l’ansia, la noia, l’eccitazione, ecc. Nella realtà di tutti i giorni, la nostra mente è un campo di battaglia in cui si alternano di continuo questi sentimenti, queste passioni. Se per esempio in un certo momento sono colto dall’ira, la prima cosa da fare è rendermene conto, è registrare il sentimento, è dire: “Ecco, sono in preda all’ira e vorrei fare o dire questo e quest’altro...” Ma l’ira fa perdere il controllo di sé e fa commettere azioni di cui ci potremo pentire, l’ira è cieca, e chi si abbandona all’ira, chi è irascibile, fa la figura di un burattino ed è trascinato da impulsi di cui non è più padrone. Il punto è proprio questo: o si è padroni della propria mente o è la mente che è padrona di noi e ci trascina dove vuole.
Dunque, la via per vivere meglio, per essere più felici e per non commettere errori è essere il più possibile consapevoli degli stati d’animo che si impadroniscono della nostra mente, del nostro essere. Come fare? Bisogna innanzitutto rendersi conto della nocività di questi sentimenti e poi bisogna mettersi nella posizione del Testimone. In altri termini, per non essere dominati dagli stati mentali, bisogna addestrarsi a essere consapevoli di ciò che accade dentro di noi. È come farsi continuamente un esame. Che sentimento mi domina? Da dove nasce? Che cosa mi induce a fare? È giusto? A poco a poco scopriremo che questa nostra consapevolezza attenua l’impulso principale e ci rende più calmi. E tutti sappiamo che la calma è la virtù dei forti, mentre l’ira (e le altre passioni negative) sono le caratteristiche degli esseri condizionati – esseri che evidentemente non sanno né chi sono né che cosa fanno. Questa dunque è la prima forma di consapevolezza.
Quando mi metto nella posizione del Testimone, ossia di colui che osserva l’andirivieni dei propri stati d’animo, interpongo uno strato protettivo, una barriera o un cuscinetto di protezione, che smorza la violenza del sentimento e riporta l’equilibrio e la calma. E con l’equilibrio e la calma tutto diventa più facile, più efficace e più produttivo. Non decido o non agisco più sull’onda dell’emozione, ma in base un atteggiamento di saggezza.
Questo atteggiamento di saggia osservazione mi permette di conoscermi meglio: di capire quali sono i miei punti più deboli e di rimettersi un riparo. Non solo, mi mette anche in grado di vedere gli altri con occhi diversi: vedo che sono burattini comandati da forze esterne, persone che non sono padrone di se stesse. Vedo chiaramente i loro difetti e mi domando: “Ma come fanno a non accorgersene? Come fanno a ripetere sempre gli stessi sbagli? Quando apriranno gli occhi e si conosceranno per quel che sono?” Questa dorma di autoconoscenza è una prima forma di risveglio – di risveglio da meccanismi condizionanti che ci rendono più simili ad animali che ad uomini. Risvegliarsi alla propria natura psicologica è un primo passo importante per diventare individui autonomi e creativi, non più diretti da agenti esterni: quelli rappresentati dagli altri, dalla società, dalla cultura generale, dall’indottrinamento massmediatico, politico, religioso, commerciale o sociale.
Dobbiamo insomma renderci conto che, benché esistano delle cause esterne che inducono in noi questi stati d’animo e queste reazioni, esse non possono agire finché non diamo loro il lasciapassare. Siamo noi che possiamo aprire o chiudere loro le porte di accesso.
Ovviamente, certe potenti distorsioni mentali non spariscono dall’oggi al domani solo perché ce ne siamo resi conto una volta e abbiamo preso le distanze da esse. In realtà, l’operazione va ripetuta giorno dopo giorno, forse per mesi, forse per anni. A un’abitudine perniciosa, a una tendenza abituale negativa, ne va sostituita col tempo un’altra positiva. L’evoluzione comunque a una certo punto diventa più facile, perché è possibile lavorare direttamente non più soltanto sull’eliminazione di uno stato negativo, ma sul rafforzamento di uno stato di calma più stabile. E questo è il secondo passo nel nostro addestramento mentale.