ven
26
giu
2009
Abbiamo un’infinità di istituzioni e di persone impegnate nell’opera di condizionamento (famiglia, scuola, chiesa, stato, mass-media, ecc.), ma nessuna deputata all’opera di decondizionamento. Certo, talvolta si tratta di cultura, e la cultura va instillata nei nostri figli, fin da quando vengono al mondo, per il loro bene, per la loro socialità. Quando però questi stessi giovani cadono vittime di qualche setta, ci accorgiamo che non abbiamo a nostra disposizione nessuna struttura di decondizionamento. E che differenza c’è tra una piccola setta e una grande setta, per esempio un movimento religioso o politico che li mette su una cattiva strada?
È dunque della massima utilità prevedere una struttura di decondizionamento, non solo per liberarci di cattive influenze, ma anche per capire chi siamo veramente, al di là dei valori, dei sentimenti e dei comportamenti che ci vengono instillati, senza che ce ne rendiamo conto. Ecco il punto: riuscire a renderci conto, riuscire a diventare consapevoli, scoprire la nostra natura autentica. Come fare?
Come fare se non cercare di mettere a tacere tutti i condizionamenti, tutti i valori, tutti i sentimenti e perfino tutti i pensieri che la nostra mente ha immagazzinato negli anni? C’è un’unica cultura che si è occupata di questo compito: quella della meditazione. Togliere anziché mettere; depurare anziché contaminare; ascoltare anziché parlare; fare silenzio anziché far rumore; vedere direttamente anziché attraverso le mediazioni; stare attenti anziché distrarsi continuamente; stare fermi anziché muoversi nevroticamente; liberarsi anziché imprigionarsi. È questa la cultura della liberazione, del vero decondizionamento.