lun

29

giu

2009

Illuminazione, liberazione e realizzazione

L’illuminazione è lo scopo della meditazione, ma non bisogna credere che sia una meta definitiva – una meta che, una volta raggiunta, faccia capire ogni cosa e ogni verità. Come indica la parola, si tratta di gettare luce là dove prima c’era oscurità mentale. Purtroppo, l’illuminazione su qualcosa può convivere con l’oscuramento su altre cose; in altri termini esistono varie illuminazioni o molti livelli di illuminazione da conseguire. Si può capire qualcosa e si può continuare a non capire altre cose, perché il processo d’illuminazione può andare avanti in continuazione. Si può andare dalle piccole illuminazioni alle grandi illuminazioni. E non è detto che l’illuminazione debba essere un evento straordinario; esperienze di ‘piccole illuminazione’ possono capitare a tutti e in ogni momento.

          Illuminazione significa avere una mente chiara, vedere le cose con chiarezza. Ma, come tutti sappiamo, la chiarezza non è sempre la stessa in tutti i momenti e in tutte le epoche della vita, e va attentamente coltivata con l’intenzione di liberarsi dei condizionamenti e dei pregiudizi più comuni. E qui giungiamo al concetto di liberazione. L’illuminazione si accompagna alla volontà di capire le cose in prima persona, con la propria mente, non attraverso le categorie che ci vengono tramandate dalla cultura, dall’educazione, dai mass-media e dagli opinion-maker. Si tratta di un desiderio di liberazione che ha vari livelli di profondità.

          Realizzazione significa dunque vedere e cogliere la realtà-verità. È un po’ come apprendere: possiamo studiare tante cose nei libri o dagli altri, ma, finché non le sperimentiamo di persona, non sono nostre esperienze, non le realizziamo veramente. Per esempio, possiamo sapere che cosa sia l’amore, ma, finché non ci innamoriamo, non lo realizziamo. Anche nella meditazione, come in tutti i campi del sapere, si possono capire intellettualmente tante cose senza averle realizzate. Realizzare vuol dire comprendere con l’inoppugnabilità dell’esperienza fatta. E questo è possibile solo attraverso una meditazione che esca dai limiti dei pensieri e ‘tocchi con mano’ la realtà.

 

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