gio
02
lug
2009
L’amore del saggio non assomiglia al nostro comune amore e può essere definito ‘freddo’. Appare freddo perché non è rivolto esclusivamente a una persona ed è imparziale. È imparziale perché vede con occhio equanime la persona e ne vede contemporaneamente i difetti (il fatto che sia coinvolta in passioni squassanti e in una grande confusione) e i pregi: la possibilità di prendere le distanze e di riscattarsi.
Appare freddo perché non è passionale, non soffre di gelosia e non contiene l’aspetto negativo dell’amore: l’odio.
Certo rappresenta un ideale da cui noi tutti siamo molto lontani. Ma intanto ci consente di avere una meta cui aspirare, un risultato trasformativo cui tendere. Forse, grazie a questo modello, in certi momenti, anche noi possiamo guardare gli altri con amore e compassione, senza i filtri distorcenti della possessività, dell’egocentrismo e dell’ambivalenza.
Molti non apprezzeranno questo tipo di ‘tranquilla passione’ che è la meditazione e preferiranno vivere più intensamente, provando grandi amori, grandi scontri, grandi contrasti, grandi esaltazioni, grandi coinvolgimenti, ecc. Ma, a causa dell’ambivalenza innata delle passioni, dovranno necessariamente subire grandi odi, grandi delusioni, grandi inimicizie, grandi sconfitte, grandi depressioni, ecc. E, alla fine, quando verranno a mancare le passioni che li sorreggevano, si troveranno sprovvisti di quella serenità elementare che più di tutto dona benessere e armonia.