dom
12
lug
2009
La singolarità del buddhismo è riscontrabile in vari testi fra cui il seguente discorso tenuto dal Buddha ai
Kalama:
- Non fatevi guidare da tradizioni, da opinioni né dal sentito dire. Non fatevi guidare dall'autorità dei
testi religiosi, né solo dalla logica o dalla deduzione, né dalla considerazione delle apparenze, né dal piacere della speculazione, né dalla verosimiglianza, né dall'idea 'questo lo dice il mio
maestro.' Ma, quando capite da soli che certe cose sono negative, sbagliate e cattive, allora abbandonatele; e, quando capite da soli che certe cose sono positive e buone, allora accettatele e
seguitele. -
Il Buddha aggiunse anche che un discepolo dovrebbe sottoporre ad esame perfino il proprio maestro per
accertarsi del suo valore.
Si confrontino ora questi insegnamenti con le parole di san Paolo:
- Ciascuno sia sottomesso alle autorità, poiché non c'è autorità se non da Dio, e quelle che ci sono sono
stabilite da Dio. -
Insomma, c'è una certa differenza rispetto alle religioni che spingono alla sottomissione e alla fede cieca.
Da dove nasce questa differenza?
Il fatto è che il buddhismo non fa ricorso all'idea di un Dio-Padrone, di un Potere supremo, e quindi a una
costituzione autoritaria della religione stessa. E questi elementi ne fanno qualcosa di unico. Il suo scopo non è l'asservimento a qualche Autorità suprema, ma la liberazione da tutti i
condizionamenti.