lun
03
ago
2009
Non si capisce perché ai cattolici sia permesso di disobbedire a una legge quando è contraria ai loro principi e lo stesso non sia possibile ai laici quando si trovano di fronte a una legge di chiara aspirazione clericale – come quella sul fine-vita o quella sulla procreazione assistita – che è contraria alla loro coscienza.
Perché il cattolico può scegliere se obbedire o meno a una legge e il laico è costretto ad accettare tutte le leggi che gli vengono imposte in campo etico? Forse la coscienza del laico è inferiore a quella del cattolico? A ben vedere, se si parla di coscienza, è solo il laico che impegna la propria coscienza; il cattolico si limita ad applicare un principio stabilito dalla Chiesa, un principio che in teoria potrebbe anche cambiare.
Quando lo Stato legifera in campo etico deve tener conto, come minimo, di queste due diverse coscienze; altrimenti, compie un’ingiustizia.
Se non esistesse la "religione" del laicismo questo sarebbe interamente condivisibile, ma purtroppo abbiamo a che fare con un mondo reale, dove se ci si confronta sul piano "ideologico", come sempre
accade si perde ogni riferimento autentico alla profondita' dell'
Essere (quello percepito nel samadhi).
