sab

31

ott

2009

San Paolo: un ritratto

Non scommetterei sull’equilibrio mentale di san Paolo. Basti considerare la sua storia. Dapprima fu uno zelante cultore del giudaismo e fu un accanito persecutore dei cristiani. Fu tra coloro che approvarono l’uccisione di Stefano; come scrivono gli Atti degli Apostoli, “infuriava contro la Chiesa ed entrando nelle case prendeva uomini e donne e li faceva mettere in prigione.” Fu dunque uno dei sicari più accaniti del Sommo Sacerdote. E poi, all’improvviso, cadendo da cavallo, udì la voce di Gesù (che non aveva peraltro mai conosciuto) e si convertì alla nuova religione. Fanatico prima e fanatico dopo. Questo fu il vero fondatore del cristianesimo.

          In campo morale è la ristrettezza mentale ciò che contraddistingue san Paolo, che trasferisce semplicemente il suo zelo da una religione all’altra. Nella lotta per la supremazia tra i primi maestri cristiani, se la prende con tutti gli altri concorrenti, non escluso san Pietro e gli altri “superapostoli”, di cui è chiaramente invidioso. Loro infatti avevano conosciuto Gesù, mentre lui dichiarava di essere direttamente ispirato da Dio. Nelle dispute teologiche, non ha dubbi di essere l’unico che ha ragione.

          La sua fede è granitica quanto la sua presunzione. Ed ha un particolare gusto per l’umiliazione, esibendo continuamente le persecuzioni che ha dovuto subire. A questa tendenza masochistica, si unisce un particolare disprezzo per le donne, che considera esseri inferiori che devono soltanto tacere e ubbidire. Del sesso ha un’idea repressiva: “È meglio sposarsi che ardere”.

          La logica dei suoi scritti è contorta e piena di contraddizioni. Era convinto che presto Dio sarebbe sceso dal cielo a scegliere i suoi eletti, cioè coloro che avevano fede in lui. Ed è proprio questa fede che esalta continuamente – quella stessa fede che per la grande cultura greco-romana era solo il gradino più basso della conoscenza.

          È così che il cristianesimo s’incammina su una strada che non solo lo porterà lontano dal messaggio di Gesù, ma che segnerà anche il disfacimento della grande cultura classica e il crollo definitivo dell’impero romano. E soprattutto ci consegnerà una religione nemica della scienza e della donna.

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